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    degli umoristi (e degli schemi, volendo)

    "La più nota fra le definizioni dell'umorista è quella data da Giordano Bruno: "In hilaritate tristis, in tristitia hilaris" (in una situazione ilare è triste, e viceversa, ndr.). Questa definizione ha avuto un immenso successo, soprattutto credo perché agli umoristi non è parso vero di essere stati definiti da un uomo che poi morì arso sul rogo, sia pure non in conseguenza di quella definizione. Tanto che uno scrittore francese, credo, arrivò a dire: "L'umorista è uno che deve ridere anche quando va sotto al treno". Tutto questo secondo me è esagerato e ci dà un'immagine troppo meccanica e perfino poco simpatica dell'umorista. Anzitutto, uno che ride mentre sta andando sotto al treno, non è un umorista, ma un cretino. Andare sotto al treno non è affatto una cosa divertente, da ridere, nemmeno per un umorista. Ma anche senza arrivare a questi eccessi ferroviari, il personaggio di Giordano Bruno che sistematicamente è triste nelle circostanze liete, o è scioccamente lieto nelle tristi, finisce per essere un seccatore. Viene invitato a un allegro pranzetto e si mette a piangere, interviene a un funerale e ride. Il meno che potreste fare è prendere a calci un tipo simile. L'umorista tra l'altro è uno che istintivamente sente il ridicolo dei luoghi comuni e perciò è tratto a fare l'opposto di quello che fanno gli altri. Perciò può essere benissimo in hilaritate tristis e in tristitia hilaris (come diceva Bruno, ndr.), ma se uno si aspetta che lo sia, egli se è un umorista, può arrivare perfino all'assurdo di essere come tutti gli altri "In hilaritate hilaris e in tristitia tristis" perché, e questo è il punto, l'umorista è uno che fa il comodo proprio: è triste o allegro quando gli va di esserlo e perciò financo triste nelle circostanze tristi e lieto nelle liete."

    ventuno grammi

     

    E te li regalerei tutti, lo sai? Ma poi quanto c’è in ventuno grammi…

    Io non so spiegarti che cosa sia, e non so dirti esattamente cosa ci troverai: è difficile spiegare con delle semplici parole una cosa che forse non ho mai nemmeno vista tutta.

    Potresti trovarci i miei sogni, sfilerebbero per te facendo finta di non sentirsi osservati, forti e fieri, delicati e insicuri di non essere compresi, di essere derisi, di non essere amati. Forse sorriderai indifferente e li farai scorrere. Forse ne vorrai prendere uno fra le mani, forse il più grande, forse il più dolce. Ti avvicinerai a quella piccola sfera che avanza pian piano, ti piegherai sulle ginocchia, e gli tenderai la mano, con quel sorriso così dolce e rassicurante che come farà un piccolo sogno a non avvicinarsi. Allora lo prenderai fra le tue mani e lo avvicinerai al petto, lui ascolterebbe il tuo cuore che batte. Chissà se arrossiscono, i sogni.

    Da un piccolo angolo scuro vedresti schizzare le mie ansie e le paure e qualche tonnellata di pensieri deliranti. Sono innocui se alzi lo sguardo e li ignori, ma forse a te non farebbero effetto, forse tu sapresti tenerli a bada, chissà. Attenta perché non so se gli piaceresti, prima i padroni erano loro. Forse qualcuno ti sarà familiare, forse qualcuno ti sembrerà infantile. Non riderne, o si conficcherebbero ancora più in fondo. Non spaventartene anche tu, o diverrebbero ancora più grandi. Brutte bestie le paure, già. Chissà se nei sogni di prima hai scorto quello in cui mi aiutavi ad affrontarle, quello in cui eri al mio fianco. Chissà se l’hai ignorato.

    E poi ci sono le mie verità, in quei ventun grammi, ma non ti preoccupare che occupano poco spazio queste. Sono semplici, infondo, e forse sono tutte cose che già conoscevi. Te le racconterò nei modi più meravigliosi di cui dispongo, cercando di non essere mai banale e di sorprenderti, e tu dovrai scusarmi quando ti spaccerò qualche sogno per verità; è che io sono così, ogni tanto li confondo. Chissà se sorriderai divertita, quando tu mi dirai che son sogni, e io ti risponderò capriccioso che voglio crederci lo stesso.

    Ci saranno un mare di parole e tutte in disordine e ingannevoli e traditrici. Ma a te che ho regalato tutto saranno sincere e nient’altro, il tradimento è il colpo che non t’aspetti, diceva l’alchimista. Non essere dura con loro, sono impaurite, e cercano di difendere quel che hanno come possono, perdonale. Sono sicuro che saprai capirle.

    Troverai un po’ di storie, sparpagliate qua e là, in un modo o in un altro fanno tutte parte di me, magari ascoltandole capirai tutto il resto, e alla fine ti sembrerà così semplice, così logico. Alla fine è sempre tutto semplice e logico. Verranno da te chiedendo solo che tu sieda e che presti loro una gamba su cui poggiarsi e raccontarsi. Attenta, perché vorranno farlo tutte insieme, e se non si fideranno potrebbero cercare un modo per nascondersi.

    Dovresti trovare questo e altro ancora, in questi ventun grammi che sembrano così infiniti, ed io te li regalerei, se solo sapessi che rimarresti al mio fianco, che cercheresti di capirli.

    Ti regalerei la mia anima, se solo provassi a meritarlo, senza chiedere niente…

    per ogni volta che...

    Per ogni volta che sono stato stupido e infantile. Per ogni volta che non ho ascoltato me stesso. Per ogni volta che ricordo i miei errori, dimentico giusto il dolore che mi fanno, così posso continuare a sbagliare. Per ogni volta che ritorno, che ormai non conto nemmeno più le volte. Per ogni volta che non ci sono stato, che mi sono perso qualcosa d’importante. Per ogni volta che ho sbagliato. Per ogni volta che ti ho perso. È strano, ormai non riconosco più i tuoi occhi, non rivedo il tuo sorriso. E sei banale quando parli e le tue parole si infrangono a contatto con l’aria, vuote.

    Per ogni volta che ti ho lasciata andare. Per ogni volta che mi hai lasciato andare tu. Per ogni volta che ti ho voluto bene e che non te l’ho detto. E me lo ricordo ancora, il sapore delle parole. Me le ricordo nel petto, insicure. Si fermavano in bocca. Si scioglievano nei silenzi.

    Per ogni volta che mi sono illuso. Per ogni volta che ti ho sognato, che non avrei mai voluto svegliarmi e sono rimasto ore e ore nel letto a fantasticare. Per ogni volta che messi i piedi a terra sono inciampato contro la realtà. Bella botta. Per ogni volta che sono stato così stanco da voler mollare tutto, per ogni volta che poi ho mollato tutto per davvero.

    Per ogni volta che mi sono sentito fuori luogo. Per ogni volta che comunque me n’è importato poco. Per ogni volta che ti ho ritrovato, e già non eri più la mia. Per ogni volta che ti sono stato vicino, che ti ho conosciuta fino in fondo, piccole cose un po’ alla volta. Notte e giorno, sangue e vita. Per ogni volta che mi hai bruciato. Che mi ha bruciato dentro.

    Per ogni volta che sono stato impulsivo. Per ogni volta che sono stato folle. Per ogni volta che sarebbe potuto essere e che non è stato. Per ogni volta che sono stato impaziente, per ogni volta che ho aspettato. Per ogni volta che ho sbagliato i tempi. Li vedo ancora, gli attimi, che mi scappano davanti agli occhi, ed io che senza tentare di afferrarli, li guardo perdersi nel passato. Sono tante strade interrotte, i miei attimi. Sono tutti momenti che non saranno.

    Per ogni volta che sono stato insicuro. Per ogni volta che sono stato arrogante. Per ogni volta che ti sono stato vicino senza che tu lo sapessi. Per ogni volta che il tempo è volato, quando stavi con me. Per ogni volta che ho lasciato correre. Per ogni volta che sarebbe dovuto essere diverso. Per ogni volta che ho sorriso facendo finta di niente. Per ogni volta che hai provato a cancellarmi.

     

    Pero ogni volta che ci ho visto giusto. E quindi vaffanculo al resto.

    ...

    "certo eravamo giovani,
    eravamo arroganti,
    eravamo ridicoli,
    eravamo eccessivi,
    eravamo avventati,
    ma avevamo ragione."