| Michele's profileVoci dal sottoscalaPhotosBlogLists | Help |
stuck in a moment u can't get out of it...Silenzio. Lo riesci quasi a sentire, nonostante la musica alta, nonostante il rumore. Cerchi di concentrarti perché sembra quasi che arrivi da lontano, come se si fosse infilato di nascosto da una porta e si aggiri in sospensione per la sala, galleggiando nell’aria densa e pesante, e stanca. Ti guardi intorno e non c’è niente, sembra scomparso, morto soffocato: eppure l’hai sentito distintamente. Cos’era, un suono? Di nuovo. Ora è chiaramente più forte di prima, anche se di poco, e cresce lentamente. Tutt’intorno è pieno di persone che cercano freneticamente un contatto, lo inseguono perché gli manca così tanto che si scontrano l’uno con l’altro giusto per poter sentire ancora qualcosa, anche solo per un istante, anche solo per una notte. L’aria continua a rarefarsi e a galleggiare costretta e affaticata, impantanata in un momento dal quale non riesce più a scappare, e tu senti distintamente che tutto quello che vorrebbe è qualche gradino distante, da qualche parte, sul quale andare collassare. A te andrebbe anche bene quel divanetto laggiù, se solo quel tipo maledettamente sudato dalla faccia stupida non ci si fosse appena andato a schiantare con quell’altra tipa dalla faccia altrettanto stupida. Così sorridi e ti accontenti della colonna più vicina. Ti ricordi ancora dell’ultima volta che è successo, che ti sei appoggiato su quella colonna, e ti viene in mente tutta la serie di pesanti errori che ti aveva portato a quel momento e tutti quelli successivi, e ci ripensi mentre quel suono che si era infilato di soppiatto comincia a farsi strada prepotentemente e a circondarti; la musica è lontana e dilatata e le luci fanno il loro mestiere troppo lentamente accendendosi e spegnendosi ad intervalli troppo lunghi. Di fronte a te c’è qualcuna che ti sorride, fai giusto in tempo a sorriderle di rimando e a notare i piedi che ti sembrano piccolini in quei decolletè neri prima di chinare per un secondo la testa e farti trascinare da quello che adesso è diventato un silenzio assordante in mezzo al bianco. … Dura un paio di lunghi istanti, prima di capire. Ritorni con lo sguardo a quella ragazza che sorride e che ora si avvicina lentamente. Dura un paio di lunghi istanti, prima di capire, prima di tornare su quella colonna dove ormai la musica si confonde con l’ambiente ed è lontana e non ti da nemmeno più fastidio, come tutto il resto. Come se non dovessi essere lì, come se realizzassi concretamente che il tuo posto in quel momento sarebbe dovuto essere altrove; e ti senti di troppo. Quando prendi consapevolezza delle cose, si muove tutto lentamente. … and then you crash.” hello, sir.“beh, piuttosto stupido da parte di uno che viene descritto così intelligente.” “io la trovo la cosa più coraggiosa che si possa fare. Giocare a testa alta una partita sapendo che perderai; a viso aperto, e provarci, rischiando molto e mettendo in gioco te stesso. Ripartire ogni volta che il tuo avversario mette a segno un punto. E quando giochi una partita che sai di perdere, il tuo avversario sta tranquilla che ne mette a segno di punti” “e allora, alla resa dei conti, Bastian che fatto? Avrebbe potuto scappare, quei tizi gli avevano proposto una tregua, o un patto, o sbaglio?” “esatto, e avrebbe accettato se i suoi avversari avessero accettato un’unica condizione da lui posta. Ma quelli non accettarono. Così lui chiuse gli occhi, trattenne il respiro, e fece quello che pensava andasse fatto: raccolse tutto il coraggio che aveva, e li affrontò, sperando che capissero.” “e com’è andata?” “è andata che certe volte il coraggio da solo non basta.” qualcuno mi odia.2006: chiusa piazza santa maria degli angeli. 2007: continuano i lavori a piazza santa maria degli angeli. 2008: interminabili lavori a piazza cariati. 2008: continuano i lavori a piazza santa maria degli angeli, raggiunto il centro della terra. 2009: clamoroso ritorno all'agibilità di piazzetta cariati. 2009: giubilo. 2009: chiuso vico mondragone. 2009: lutto. 2009: chiusa la deviazione che passava per s.anna di palazzo. 2009: la snai mette fuori quota la riapertura di piazza santa maria degli angeli, si pensa che riaprirà più o meno mai. 2010: il mio pianerottolo??? and i'm haunted by yet another road not taken.Its my purgatory, really, dinner drinks watever, never really that interested but i find myself telling her how beautiful she is anyway, 'couse it's true: all woman are, in one way or the other; there's always somethin' about every damn one of u, there's a smile, a curve, a secret; you ladies are really the most amazing creature, my lifes work. But then there's the morning after, the hangover, and the realization that i'm not that available as i thought i was the night before. than she's gone. and i'm haunted by yet another road not taken... condivido tutto. http://chinaski77.splinder.com/post/21447415 Undici cose che mi vengono molto bene*** scrive: numero 12: aprire una discussione sul nulla michele scrive: numero 11? *** scrive: non ho il quaderno davanti michele scrive: il quaderno degli elenchi senza senso? *** scrive: si proprio quello michele scrive: qst numero 12 di che elenco fa parte? *** scrive: delle cose che ti riescono bene così ecco qui di seguito l'elenco: 1. far credere agli altri di avere ragione anche quando hai completamente torto (il che è ben diverso dall'avere ragione); 2. renderti odioso nel giro di 5 minuti, e anche insopportabile; 3. rendere tutto piu semplice, a volte, e tutto complicatissimo altre (di solito rendi complicate solo le cose semplici); 4. parlare in modo schietto, sia che si tratti di cose belle che di cose brutte; 5. vendicarti. (o almeno ti vengono in mente molte idee di vendetta, che poi a volte nn metti in pratica); 6. scherzare sulle cose serie, e prendere sul serio le cose stupide; 7. mettermi a mio agio, sempre, anche quando sei odioso; 7bis. (e anche essere in grado di mettere le persone in imbarazzo. sei un maestro in questo) 8. essere infinitamente pigro; 9. riesci in modo molto facile ad essere arrogante e impertinente; 10. essere dolce; 11. dire cose stupide e far ridere (e irritare, a volte) ask me to stay
Dio santo, certe volte mi meraviglio di me stesso. Da quand’è che ho iniziato? Oppure che ho smesso, cambia solo la domanda. Quando? C’è una pistola. Un revolver, per essere precisi. Un revolver è una delle pistole più semplici che esista e una delle sue caratteristiche principali è che ha un tamburo di sei colpi. A volte cinque, a volte sette o otto. La nostra è a sei colpi. Una single action army. Una single action army perché era una delle pistole più diffuse, perché siamo nel 1873, in un punto non precisato del mondo ancora deserto, e c’è un uomo che scappa. Dio santo. Sono passati soltanto cinque giorni ed è come se non ricordassi neanche l’inizio e non ha senso chiedermi quanti anni ho dopo che sono al quinto giro, te ne rendi conto? Ehi, vieni un po’ qui, ho una storia da raccontarti, e tu hai degli occhi così intensi che mi sembra di annegare, si, però porta quel bicchiere. Ti piace il west? C’è un sole che brucia la pelle ed una terra rossa incandescente; e c’è un uomo a cavallo che scappa, lì da qualche parte; potrebbe scappare da qualsiasi cosa, non è questo l’importante. Quando certi uomini scappano, scappano sempre da se stessi, e quando scappi così c’è sempre qualcosa che ti insegue. Wild Thing - You make my heart sing - You make everything groovy - Wild Thing. Dio santo, ci vorrebbe del ghiaccio. Hai uno strano modo di poggiare la mano sotto il viso, siamo al sesto giro ed io comincio a trovarti interessante. Non è mai stata una questione di impatto, quando l’amore brucia l’anima non è una cosa che succede all’improvviso, forse nei film. Hai un sorriso che sembra disegnato da Matisse, sai chi è Matisse, si, mi prenderesti del ghiaccio? C’è una scia di polvere rossa che si alza ogni volta che lo zoccolo del cavallo lascia veloce il suo pugno di terra bollente, e ci sono sei uomini che inseguono quella scia come se fosse lo scopo di una vita. Quando scappi dal passato, prima o poi vieni raggiunto. Siamo nel bel mezzo del deserto e non c’è vento. Dio santo, certi giorni il destino sceglie un giorno in cui rincarare la dose e tutto è relativo alle dosi di coraggio e follia che ti sono rimaste e che si stanno sciogliendo come il ghiaccio che contempli nel bicchiere. Siamo alla resa dei conti. C’è un uomo con un revolver e sei colpi da una parte, e sei uomini con altrettante pistole di fronte a lui, sopra di loro un sole che brucia la pelle e sotto di loro una terra rossa incandescente che fra poco mischierà il suo colore col sangue. L’uomo col revolver è il più grande pistolero che il west abbia mai raccontato: potrebbe estrarre la pistola e spararti mentre il battito delle tua ciglia fa riposare per un istante gli occhi; occhi che riapriresti giusto in tempo per vedere una pallottola che ti prende nel bel mezzo della fronte. Siamo alla resa dei conti, e non c’è vento. Ed il finale è una cosa del tutto soggettiva, ma tu comunque… tu chiedimi di restare. 2x10
Cara K., se stai leggendo questa lettera, vuol dire che ho trovato il coraggio di spedirtela. Quindi buon per me. Non mi conosci molto bene, ma se me ne dessi l’occasione inizierei a parlare per ore e ore di quanto sia difficile per me scrivere. E questa… questa è la cosa più difficile che abbia mai dovuto scrivere. Non c’è un modo facile per dirlo, quindi lo dirò e basta. Ho incontrato una persona. È stato un caso, non la stavo cercando, non ero in vena di advances; è stata la tempesta perfetta. Lei ha detto una cosa, io ne ho detta un'altra, e all’improvviso volevo passare il resto della mia vita facendo quella conversazione. Ora ho questa sensazione allo stomaco. Potrebbe essere lei quella giusta; è completamente pazza, in un modo che mi fa sorridere, è altamente nevrotica, e c’è molto da sopportare. Quella persona sei tu, K.. Questa è la buona notizia. Quella cattiva è che al momento non so come stare con te. E questo mi spaventa a morte. Perché se in questo momento non sono con te, ho la sensazione che non staremo mai più insieme. Il mondo è enorme, cattivo, pieno di svolte e cambiamenti, e le persone a volte si distraggono e perdono l’attimo. Quell’attimo che avrebbe potuto cambiare tutto. Non so cosa succederà tra di noi, e non so spiegarti perché dovresti sprecare il tuo tempo con uno come me. Ma cazzo, profumi di buono… di casa. E fai dell’ottimo caffè. Quello conterà pur qualcosa, no?
quando il cielo ride #2
Cazzo. Romeo distese le braccia dietro la schiena accompagnando il gesto con il busto e la testa, trovandosi a fissare un non precisato punto buio verso l’alto, la sedia si era inclinata indietro assecondando il movimento; se qualcuno fosse entrato in quel momento e avesse acceso la luce lo avrebbe trovato ad imprecare verso il soffitto bianco. Dio è morto, Marx è morto e hanno appena sparato a Jhon Abruzzi, pensò. Avrebbe voluto che potesse essere diverso. No, non Abruzzi, il resto. Tirò un lungo sospiro e tornò dritto, posando le sguardo su tutte le cose lasciate a metà sulla sua scrivania: un grosso libro dalla copertina viola e il bordo giallo, un film che si era ripromesso di vedere e un godmother senza ghiaccio che ormai non valeva nemmeno più la pena di finire. “dai, scommetto che c’è un trucco, a me puoi dirlo…” disse ridendo. A parte se stesso e Dio aveva ben poca gente con cui potersela prendere, stavolta. Ed entrambi erano individui di cui Romeo non avesse poi grossa stima, e si chiedeva come facessero tante persone a riporre così tanta fiducia in loro. Nonostante tutto, sperava che almeno uno dei due avesse un piano.
quando il cielo ride.
“I dadi erano truccati sin dall’inizio” bisbigliò Romeo, versandosi un altro drink. Lo disse con l’aria di chi sapeva già tutto, con quel tono che ricordava l’attore di “sesso bugie e videotape”. Così dicono; che poi... poi se ne dicono di cose su Romeo; dicono ad esempio che lui non sia in grado di cambiare, di tenersi stretto le cose importanti, dicono che non abbia voluto esporsi quella volta, dicono che a lui non importi mai di niente, e di nessuno. Si dice, hanno detto, se ne dicono: Romeo non disse mai niente. “… ma io non ti lascio perdere...” Ripeté a se stesso, più che altro chiedendoselo, battendo con un colpo secco il bicchiere sul tavolo. Una mano leggera gli carezzò il viso, poi sentì un bacio sul collo e tese la testa un po’ indietro. Il volto gli strappò un sorriso beffardo. Era sempre un altro volto. Però se lo ricordava il momento di quella frase, quello che ora si chiedeva, e pensava, era se davvero ne valesse la pena, di quella romantica ostinazione. Era poi romantica? Romeo però era ostinato, o forse non aveva niente da perdere. A volte, poi, le cose coincidono. Così, gli tornò in mente quella frase. Aveva un’ottima memoria, Romeo. Solo che certe volte volerlo non serve a niente, non volere lasciar perdere e fare ancora un altro passo. Quando i dadi sono truccati sin dall’inizio, non bisogna giocare. L’inizio, fa parte dell’inganno, ma forse lo sai sempre quando è tardi. Ma poi, saperlo, davvero serve a qualcosa?
Romeo fece un ultimo sorso dal bicchiere e mando giù direttamente, l’alcol e il resto. Poi fece ancora un altro passo, abbozzando un sorriso. Saperlo non serve a niente. Lui lo sapeva. Per quelli come lui, non conta.
ma il cielo è sempre più blu.Chi vive in baracca, chi suda il salario
chi ama l'amore e i sogni di gloria chi ruba pensioni, chi ha scarsa memoria chi sogna i milioni, chi gioca d'azzardo
chi gioca coi fili, chi ha fatto l'indiano chi fa il contadino, chi spazza i cortili chi ruba, chi lotta, chi ha fatto la spia chi è assunto alla Zecca, chi ha fatto cilecca
chi ha crisi interiori, chi scava nei cuori chi legge la mano, chi regna sovrano chi suda, chi lotta, chi mangia una volta chi gli manca la casa, chi vive da solo chi prende assai poco, chi gioca col fuoco chi vive in Calabria, chi vive d'amore chi ha fatto la guerra, chi prende i sessanta chi arriva agli ottanta, chi muore al lavoro chi possiede ed è avuto, chi va in farmacia
chi è morto di invidia o di gelosia chi ha torto o ragione, chi è Napoleone chi grida "al ladro!", chi ha l'antifurto chi ha fatto un bel quadro, chi scrive sui muri chi reagisce d'istinto, chi ha perso, chi ha vinto chi sogna i milioni, chi gioca d'azzardo chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo chi è stato multato, chi odia i terroni chi ha seguito una strada, chi ha fatto carriera
chi perde la calma, chi non sembra più lui chi mangia patate, chi beve un bicchiere
chi solo ogni tanto, chi tutte le sere ma il cielo è sempre più blu.
esami e verosimiglianze.
Giorno d’esame. Progetti: Ore 7 sveglia. Ore 8 di nuovo sveglia, perché probabilmente mi sono riaddormentato. Ore 8 e 15, terza sveglia, che non si sa mai. Ore 8 e 20, varie telefonate-sveglia di amici vispissimi e ansiosi di vedere il mio esame, ormai diventato evento. Ore 8 e 25, spengo il cellulare, inizia ad entrare la famiglia, ansiosa e visibilmente preoccupata, fingo di avere tutto sotto controllo con un certo savoir-faire, accompagnato da una certa non-chalance usando termini très chic. Domani mi informo se c’è un esame di francese. Ore 9 – 9 e 30 arrivo all’università alla ricerca di mollichine di pane che possano indicarmi la strada giusta per l’aula. Pensavo ce ne fosse una, voglio dire: L’ aula. Ore 9 e 35 circa inseguo e scaccio i piccioni in giro per il cortile dell’università. Non ho trovato mollichine. Ore 9 e 40 il custode mi insegue e mi scaccia in giro per il cortile dell’università. Ah, la vita: una ruota che gira. Ore 9 e 45 indosso dei baffi finti, una parrucca e un cappello da safari (si, li porto sempre con me), eludo la sorveglianza del custode e mi infilo in aula. Ore 9 e 46 – ora X cerco di recuperare un po’ di tempo perso, non si sa mai. (ho preparato l’esame in 2 giorni… sul serio.) Ora X, tocca a me.
Esame:
Professoressa: “Mangini, Mangini Michele!” Michele indossa baffi finti, parrucca e cappello da safari cercando di eludere gli amici e andarsene. Non ci riesce. Professoressa: “Mangini non c’è?” Amico (o così detto): “Eccolo è qui.” Michele viene spinto di fronte alla cattedra in evidente imbarazzo. Prof: “Allora sig. Mangini, da cosa vorrebbe incominciare?” M: “Beh… ecco… veramente…” Prof: “Vedo che è il tuo primo esame, come mai?” M: “No, è che ho cambiato da poco facoltà, e quindi non ho potuto partecipare agli appelli precedenti.” M: “Beh… ecco… veramente…” Prof: “Beh, almeno questo!” M: “No è che quando so bene una risposta tentenno sempre un po’ prima…” Prof: “Vabbè lasciamo perdere iniziamo col classico, che dici?” M: “Ecco, può ripetere?” Prof: “Cosa, il classico?” M: “Esatto, ho fatto il classico. Intendeva quello vero?” La professoressa inizia a sembrare confusa. M: “ah…” Michele prende tempo. “come no, il classico, certo, ne parlavo giusto prima, in latino...” (non sapendo bene cosa dire) Prof (perplessa): “Con chi ne parlava, scusi?” M: “Prima dell’esame, con i miei amici.” Prof (irritata): “Lei parla in latino con i suoi amici??” M: “eh si…” Michele si gira in cerca di suggerimenti “… è che in estate conoscemmo un ragazzo di Latina, sa com’è, ci affezionammo, e per fare amicizia imparammo il latino. Sa com’è in certi casi, bambini latini, sordo-muti, gli si va incontro…” Michele cerca sguardi di consenso nella professoressa. Prof: (visibilmente irritata) “Guardi che a latina non si parla affatto latino, mi ha preso per stupida?” M: (cercando di sembrare ragionevole) “senta, io non piaccio a lei, lei non piace a me… Prof: “...” M: “…” Prof: “…” M: (cercando di impietosire la professoressa) “non è che possiamo accelerare un po’ i tempi, ho una famiglia da mantenere…” Michele estrae una foto dal portafoglio e la mostra fiero alla professoressa M: “ah, il piccolo timmy!” Prof: “senta, ma lei sta scherzando?” M: “ho l’aria di uno che scherza?” L’inserviente di prima entra in aula, Michele indossa baffi, parrucca e cappello da safari. M: “so che tutto questo le sembrerà assurdo, ma le spiego tutto dopo”
Michele si allontana…
Ps: parlando seriamente, ho un piano...
speriamo che batman si ricordi del segnale... degli umoristi (e degli schemi, volendo)"La più nota fra le definizioni dell'umorista è quella data da Giordano Bruno: "In hilaritate tristis, in tristitia hilaris" (in una situazione ilare è triste, e viceversa, ndr.). Questa definizione ha avuto un immenso successo, soprattutto credo perché agli umoristi non è parso vero di essere stati definiti da un uomo che poi morì arso sul rogo, sia pure non in conseguenza di quella definizione. Tanto che uno scrittore francese, credo, arrivò a dire: "L'umorista è uno che deve ridere anche quando va sotto al treno". Tutto questo secondo me è esagerato e ci dà un'immagine troppo meccanica e perfino poco simpatica dell'umorista. Anzitutto, uno che ride mentre sta andando sotto al treno, non è un umorista, ma un cretino. Andare sotto al treno non è affatto una cosa divertente, da ridere, nemmeno per un umorista. Ma anche senza arrivare a questi eccessi ferroviari, il personaggio di Giordano Bruno che sistematicamente è triste nelle circostanze liete, o è scioccamente lieto nelle tristi, finisce per essere un seccatore. Viene invitato a un allegro pranzetto e si mette a piangere, interviene a un funerale e ride. Il meno che potreste fare è prendere a calci un tipo simile. L'umorista tra l'altro è uno che istintivamente sente il ridicolo dei luoghi comuni e perciò è tratto a fare l'opposto di quello che fanno gli altri. Perciò può essere benissimo in hilaritate tristis e in tristitia hilaris (come diceva Bruno, ndr.), ma se uno si aspetta che lo sia, egli se è un umorista, può arrivare perfino all'assurdo di essere come tutti gli altri "In hilaritate hilaris e in tristitia tristis" perché, e questo è il punto, l'umorista è uno che fa il comodo proprio: è triste o allegro quando gli va di esserlo e perciò financo triste nelle circostanze tristi e lieto nelle liete." ventuno grammi
E te li regalerei tutti, lo sai? Ma poi quanto c’è in ventuno grammi… Io non so spiegarti che cosa sia, e non so dirti esattamente cosa ci troverai: è difficile spiegare con delle semplici parole una cosa che forse non ho mai nemmeno vista tutta. Potresti trovarci i miei sogni, sfilerebbero per te facendo finta di non sentirsi osservati, forti e fieri, delicati e insicuri di non essere compresi, di essere derisi, di non essere amati. Forse sorriderai indifferente e li farai scorrere. Forse ne vorrai prendere uno fra le mani, forse il più grande, forse il più dolce. Ti avvicinerai a quella piccola sfera che avanza pian piano, ti piegherai sulle ginocchia, e gli tenderai la mano, con quel sorriso così dolce e rassicurante che come farà un piccolo sogno a non avvicinarsi. Allora lo prenderai fra le tue mani e lo avvicinerai al petto, lui ascolterebbe il tuo cuore che batte. Chissà se arrossiscono, i sogni. Da un piccolo angolo scuro vedresti schizzare le mie ansie e le paure e qualche tonnellata di pensieri deliranti. Sono innocui se alzi lo sguardo e li ignori, ma forse a te non farebbero effetto, forse tu sapresti tenerli a bada, chissà. Attenta perché non so se gli piaceresti, prima i padroni erano loro. Forse qualcuno ti sarà familiare, forse qualcuno ti sembrerà infantile. Non riderne, o si conficcherebbero ancora più in fondo. Non spaventartene anche tu, o diverrebbero ancora più grandi. Brutte bestie le paure, già. Chissà se nei sogni di prima hai scorto quello in cui mi aiutavi ad affrontarle, quello in cui eri al mio fianco. Chissà se l’hai ignorato. E poi ci sono le mie verità, in quei ventun grammi, ma non ti preoccupare che occupano poco spazio queste. Sono semplici, infondo, e forse sono tutte cose che già conoscevi. Te le racconterò nei modi più meravigliosi di cui dispongo, cercando di non essere mai banale e di sorprenderti, e tu dovrai scusarmi quando ti spaccerò qualche sogno per verità; è che io sono così, ogni tanto li confondo. Chissà se sorriderai divertita, quando tu mi dirai che son sogni, e io ti risponderò capriccioso che voglio crederci lo stesso. Ci saranno un mare di parole e tutte in disordine e ingannevoli e traditrici. Ma a te che ho regalato tutto saranno sincere e nient’altro, il tradimento è il colpo che non t’aspetti, diceva l’alchimista. Non essere dura con loro, sono impaurite, e cercano di difendere quel che hanno come possono, perdonale. Sono sicuro che saprai capirle. Troverai un po’ di storie, sparpagliate qua e là, in un modo o in un altro fanno tutte parte di me, magari ascoltandole capirai tutto il resto, e alla fine ti sembrerà così semplice, così logico. Alla fine è sempre tutto semplice e logico. Verranno da te chiedendo solo che tu sieda e che presti loro una gamba su cui poggiarsi e raccontarsi. Attenta, perché vorranno farlo tutte insieme, e se non si fideranno potrebbero cercare un modo per nascondersi. Dovresti trovare questo e altro ancora, in questi ventun grammi che sembrano così infiniti, ed io te li regalerei, se solo sapessi che rimarresti al mio fianco, che cercheresti di capirli. Ti regalerei la mia anima, se solo provassi a meritarlo, senza chiedere niente… per ogni volta che...Per ogni volta che sono stato stupido e infantile. Per ogni volta che non ho ascoltato me stesso. Per ogni volta che ricordo i miei errori, dimentico giusto il dolore che mi fanno, così posso continuare a sbagliare. Per ogni volta che ritorno, che ormai non conto nemmeno più le volte. Per ogni volta che non ci sono stato, che mi sono perso qualcosa d’importante. Per ogni volta che ho sbagliato. Per ogni volta che ti ho perso. È strano, ormai non riconosco più i tuoi occhi, non rivedo il tuo sorriso. E sei banale quando parli e le tue parole si infrangono a contatto con l’aria, vuote. Per ogni volta che ti ho lasciata andare. Per ogni volta che mi hai lasciato andare tu. Per ogni volta che ti ho voluto bene e che non te l’ho detto. E me lo ricordo ancora, il sapore delle parole. Me le ricordo nel petto, insicure. Si fermavano in bocca. Si scioglievano nei silenzi. Per ogni volta che mi sono illuso. Per ogni volta che ti ho sognato, che non avrei mai voluto svegliarmi e sono rimasto ore e ore nel letto a fantasticare. Per ogni volta che messi i piedi a terra sono inciampato contro la realtà. Bella botta. Per ogni volta che sono stato così stanco da voler mollare tutto, per ogni volta che poi ho mollato tutto per davvero. Per ogni volta che mi sono sentito fuori luogo. Per ogni volta che comunque me n’è importato poco. Per ogni volta che ti ho ritrovato, e già non eri più la mia. Per ogni volta che ti sono stato vicino, che ti ho conosciuta fino in fondo, piccole cose un po’ alla volta. Notte e giorno, sangue e vita. Per ogni volta che mi hai bruciato. Che mi ha bruciato dentro. Per ogni volta che sono stato impulsivo. Per ogni volta che sono stato folle. Per ogni volta che sarebbe potuto essere e che non è stato. Per ogni volta che sono stato impaziente, per ogni volta che ho aspettato. Per ogni volta che ho sbagliato i tempi. Li vedo ancora, gli attimi, che mi scappano davanti agli occhi, ed io che senza tentare di afferrarli, li guardo perdersi nel passato. Sono tante strade interrotte, i miei attimi. Sono tutti momenti che non saranno. Per ogni volta che sono stato insicuro. Per ogni volta che sono stato arrogante. Per ogni volta che ti sono stato vicino senza che tu lo sapessi. Per ogni volta che il tempo è volato, quando stavi con me. Per ogni volta che ho lasciato correre. Per ogni volta che sarebbe dovuto essere diverso. Per ogni volta che ho sorriso facendo finta di niente. Per ogni volta che hai provato a cancellarmi.
Pero ogni volta che ci ho visto giusto. E quindi vaffanculo al resto. ..."certo eravamo giovani,
eravamo arroganti,
eravamo ridicoli,
eravamo eccessivi,
eravamo avventati,
ma avevamo ragione." |
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