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esami e verosimiglianze.
Giorno d’esame. Progetti: Ore 7 sveglia. Ore 8 di nuovo sveglia, perché probabilmente mi sono riaddormentato. Ore 8 e 15, terza sveglia, che non si sa mai. Ore 8 e 20, varie telefonate-sveglia di amici vispissimi e ansiosi di vedere il mio esame, ormai diventato evento. Ore 8 e 25, spengo il cellulare, inizia ad entrare la famiglia, ansiosa e visibilmente preoccupata, fingo di avere tutto sotto controllo con un certo savoir-faire, accompagnato da una certa non-chalance usando termini très chic. Domani mi informo se c’è un esame di francese. Ore 9 – 9 e 30 arrivo all’università alla ricerca di mollichine di pane che possano indicarmi la strada giusta per l’aula. Pensavo ce ne fosse una, voglio dire: L’ aula. Ore 9 e 35 circa inseguo e scaccio i piccioni in giro per il cortile dell’università. Non ho trovato mollichine. Ore 9 e 40 il custode mi insegue e mi scaccia in giro per il cortile dell’università. Ah, la vita: una ruota che gira. Ore 9 e 45 indosso dei baffi finti, una parrucca e un cappello da safari (si, li porto sempre con me), eludo la sorveglianza del custode e mi infilo in aula. Ore 9 e 46 – ora X cerco di recuperare un po’ di tempo perso, non si sa mai. (ho preparato l’esame in 2 giorni… sul serio.) Ora X, tocca a me.
Esame:
Professoressa: “Mangini, Mangini Michele!” Michele indossa baffi finti, parrucca e cappello da safari cercando di eludere gli amici e andarsene. Non ci riesce. Professoressa: “Mangini non c’è?” Amico (o così detto): “Eccolo è qui.” Michele viene spinto di fronte alla cattedra in evidente imbarazzo. Prof: “Allora sig. Mangini, da cosa vorrebbe incominciare?” M: “Beh… ecco… veramente…” Prof: “Vedo che è il tuo primo esame, come mai?” M: “No, è che ho cambiato da poco facoltà, e quindi non ho potuto partecipare agli appelli precedenti.” M: “Beh… ecco… veramente…” Prof: “Beh, almeno questo!” M: “No è che quando so bene una risposta tentenno sempre un po’ prima…” Prof: “Vabbè lasciamo perdere iniziamo col classico, che dici?” M: “Ecco, può ripetere?” Prof: “Cosa, il classico?” M: “Esatto, ho fatto il classico. Intendeva quello vero?” La professoressa inizia a sembrare confusa. M: “ah…” Michele prende tempo. “come no, il classico, certo, ne parlavo giusto prima, in latino...” (non sapendo bene cosa dire) Prof (perplessa): “Con chi ne parlava, scusi?” M: “Prima dell’esame, con i miei amici.” Prof (irritata): “Lei parla in latino con i suoi amici??” M: “eh si…” Michele si gira in cerca di suggerimenti “… è che in estate conoscemmo un ragazzo di Latina, sa com’è, ci affezionammo, e per fare amicizia imparammo il latino. Sa com’è in certi casi, bambini latini, sordo-muti, gli si va incontro…” Michele cerca sguardi di consenso nella professoressa. Prof: (visibilmente irritata) “Guardi che a latina non si parla affatto latino, mi ha preso per stupida?” M: (cercando di sembrare ragionevole) “senta, io non piaccio a lei, lei non piace a me… Prof: “...” M: “…” Prof: “…” M: (cercando di impietosire la professoressa) “non è che possiamo accelerare un po’ i tempi, ho una famiglia da mantenere…” Michele estrae una foto dal portafoglio e la mostra fiero alla professoressa M: “ah, il piccolo timmy!” Prof: “senta, ma lei sta scherzando?” M: “ho l’aria di uno che scherza?” L’inserviente di prima entra in aula, Michele indossa baffi, parrucca e cappello da safari. M: “so che tutto questo le sembrerà assurdo, ma le spiego tutto dopo”
Michele si allontana…
Ps: parlando seriamente, ho un piano...
speriamo che batman si ricordi del segnale... Comments (1)
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