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quando il cielo ride.
“I dadi erano truccati sin dall’inizio” bisbigliò Romeo, versandosi un altro drink. Lo disse con l’aria di chi sapeva già tutto, con quel tono che ricordava l’attore di “sesso bugie e videotape”. Così dicono; che poi... poi se ne dicono di cose su Romeo; dicono ad esempio che lui non sia in grado di cambiare, di tenersi stretto le cose importanti, dicono che non abbia voluto esporsi quella volta, dicono che a lui non importi mai di niente, e di nessuno. Si dice, hanno detto, se ne dicono: Romeo non disse mai niente. “… ma io non ti lascio perdere...” Ripeté a se stesso, più che altro chiedendoselo, battendo con un colpo secco il bicchiere sul tavolo. Una mano leggera gli carezzò il viso, poi sentì un bacio sul collo e tese la testa un po’ indietro. Il volto gli strappò un sorriso beffardo. Era sempre un altro volto. Però se lo ricordava il momento di quella frase, quello che ora si chiedeva, e pensava, era se davvero ne valesse la pena, di quella romantica ostinazione. Era poi romantica? Romeo però era ostinato, o forse non aveva niente da perdere. A volte, poi, le cose coincidono. Così, gli tornò in mente quella frase. Aveva un’ottima memoria, Romeo. Solo che certe volte volerlo non serve a niente, non volere lasciar perdere e fare ancora un altro passo. Quando i dadi sono truccati sin dall’inizio, non bisogna giocare. L’inizio, fa parte dell’inganno, ma forse lo sai sempre quando è tardi. Ma poi, saperlo, davvero serve a qualcosa?
Romeo fece un ultimo sorso dal bicchiere e mando giù direttamente, l’alcol e il resto. Poi fece ancora un altro passo, abbozzando un sorriso. Saperlo non serve a niente. Lui lo sapeva. Per quelli come lui, non conta.
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