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Voci dal sottoscalada Frank Merlo |
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stuck in a moment u can't get out of it...Silenzio. Lo riesci quasi a sentire, nonostante la musica alta, nonostante il rumore. Cerchi di concentrarti perché sembra quasi che arrivi da lontano, come se si fosse infilato di nascosto da una porta e si aggiri in sospensione per la sala, galleggiando nell’aria densa e pesante, e stanca. Ti guardi intorno e non c’è niente, sembra scomparso, morto soffocato: eppure l’hai sentito distintamente. Cos’era, un suono? Di nuovo. Ora è chiaramente più forte di prima, anche se di poco, e cresce lentamente. Tutt’intorno è pieno di persone che cercano freneticamente un contatto, lo inseguono perché gli manca così tanto che si scontrano l’uno con l’altro giusto per poter sentire ancora qualcosa, anche solo per un istante, anche solo per una notte. L’aria continua a rarefarsi e a galleggiare costretta e affaticata, impantanata in un momento dal quale non riesce più a scappare, e tu senti distintamente che tutto quello che vorrebbe è qualche gradino distante, da qualche parte, sul quale andare collassare. A te andrebbe anche bene quel divanetto laggiù, se solo quel tipo maledettamente sudato dalla faccia stupida non ci si fosse appena andato a schiantare con quell’altra tipa dalla faccia altrettanto stupida. Così sorridi e ti accontenti della colonna più vicina. Ti ricordi ancora dell’ultima volta che è successo, che ti sei appoggiato su quella colonna, e ti viene in mente tutta la serie di pesanti errori che ti aveva portato a quel momento e tutti quelli successivi, e ci ripensi mentre quel suono che si era infilato di soppiatto comincia a farsi strada prepotentemente e a circondarti; la musica è lontana e dilatata e le luci fanno il loro mestiere troppo lentamente accendendosi e spegnendosi ad intervalli troppo lunghi. Di fronte a te c’è qualcuna che ti sorride, fai giusto in tempo a sorriderle di rimando e a notare i piedi che ti sembrano piccolini in quei decolletè neri prima di chinare per un secondo la testa e farti trascinare da quello che adesso è diventato un silenzio assordante in mezzo al bianco. … Dura un paio di lunghi istanti, prima di capire. Ritorni con lo sguardo a quella ragazza che sorride e che ora si avvicina lentamente. Dura un paio di lunghi istanti, prima di capire, prima di tornare su quella colonna dove ormai la musica si confonde con l’ambiente ed è lontana e non ti da nemmeno più fastidio, come tutto il resto. Come se non dovessi essere lì, come se realizzassi concretamente che il tuo posto in quel momento sarebbe dovuto essere altrove; e ti senti di troppo. Quando prendi consapevolezza delle cose, si muove tutto lentamente. … and then you crash.” hello, sir.“beh, piuttosto stupido da parte di uno che viene descritto così intelligente.” “io la trovo la cosa più coraggiosa che si possa fare. Giocare a testa alta una partita sapendo che perderai; a viso aperto, e provarci, rischiando molto e mettendo in gioco te stesso. Ripartire ogni volta che il tuo avversario mette a segno un punto. E quando giochi una partita che sai di perdere, il tuo avversario sta tranquilla che ne mette a segno di punti” “e allora, alla resa dei conti, Bastian che fatto? Avrebbe potuto scappare, quei tizi gli avevano proposto una tregua, o un patto, o sbaglio?” “esatto, e avrebbe accettato se i suoi avversari avessero accettato un’unica condizione da lui posta. Ma quelli non accettarono. Così lui chiuse gli occhi, trattenne il respiro, e fece quello che pensava andasse fatto: raccolse tutto il coraggio che aveva, e li affrontò, sperando che capissero.” “e com’è andata?” “è andata che certe volte il coraggio da solo non basta.” qualcuno mi odia.2006: chiusa piazza santa maria degli angeli. 2007: continuano i lavori a piazza santa maria degli angeli. 2008: interminabili lavori a piazza cariati. 2008: continuano i lavori a piazza santa maria degli angeli, raggiunto il centro della terra. 2009: clamoroso ritorno all'agibilità di piazzetta cariati. 2009: giubilo. 2009: chiuso vico mondragone. 2009: lutto. 2009: chiusa la deviazione che passava per s.anna di palazzo. 2009: la snai mette fuori quota la riapertura di piazza santa maria degli angeli, si pensa che riaprirà più o meno mai. 2010: il mio pianerottolo??? and i'm haunted by yet another road not taken.Its my purgatory, really, dinner drinks watever, never really that interested but i find myself telling her how beautiful she is anyway, 'couse it's true: all woman are, in one way or the other; there's always somethin' about every damn one of u, there's a smile, a curve, a secret; you ladies are really the most amazing creature, my lifes work. But then there's the morning after, the hangover, and the realization that i'm not that available as i thought i was the night before. than she's gone. and i'm haunted by yet another road not taken... condivido tutto. http://chinaski77.splinder.com/post/21447415 Undici cose che mi vengono molto bene*** scrive: numero 12: aprire una discussione sul nulla michele scrive: numero 11? *** scrive: non ho il quaderno davanti michele scrive: il quaderno degli elenchi senza senso? *** scrive: si proprio quello michele scrive: qst numero 12 di che elenco fa parte? *** scrive: delle cose che ti riescono bene così ecco qui di seguito l'elenco: 1. far credere agli altri di avere ragione anche quando hai completamente torto (il che è ben diverso dall'avere ragione); 2. renderti odioso nel giro di 5 minuti, e anche insopportabile; 3. rendere tutto piu semplice, a volte, e tutto complicatissimo altre (di solito rendi complicate solo le cose semplici); 4. parlare in modo schietto, sia che si tratti di cose belle che di cose brutte; 5. vendicarti. (o almeno ti vengono in mente molte idee di vendetta, che poi a volte nn metti in pratica); 6. scherzare sulle cose serie, e prendere sul serio le cose stupide; 7. mettermi a mio agio, sempre, anche quando sei odioso; 7bis. (e anche essere in grado di mettere le persone in imbarazzo. sei un maestro in questo) 8. essere infinitamente pigro; 9. riesci in modo molto facile ad essere arrogante e impertinente; 10. essere dolce; 11. dire cose stupide e far ridere (e irritare, a volte) ask me to stay
Dio santo, certe volte mi meraviglio di me stesso. Da quand’è che ho iniziato? Oppure che ho smesso, cambia solo la domanda. Quando? C’è una pistola. Un revolver, per essere precisi. Un revolver è una delle pistole più semplici che esista e una delle sue caratteristiche principali è che ha un tamburo di sei colpi. A volte cinque, a volte sette o otto. La nostra è a sei colpi. Una single action army. Una single action army perché era una delle pistole più diffuse, perché siamo nel 1873, in un punto non precisato del mondo ancora deserto, e c’è un uomo che scappa. Dio santo. Sono passati soltanto cinque giorni ed è come se non ricordassi neanche l’inizio e non ha senso chiedermi quanti anni ho dopo che sono al quinto giro, te ne rendi conto? Ehi, vieni un po’ qui, ho una storia da raccontarti, e tu hai degli occhi così intensi che mi sembra di annegare, si, però porta quel bicchiere. Ti piace il west? C’è un sole che brucia la pelle ed una terra rossa incandescente; e c’è un uomo a cavallo che scappa, lì da qualche parte; potrebbe scappare da qualsiasi cosa, non è questo l’importante. Quando certi uomini scappano, scappano sempre da se stessi, e quando scappi così c’è sempre qualcosa che ti insegue. Wild Thing - You make my heart sing - You make everything groovy - Wild Thing. Dio santo, ci vorrebbe del ghiaccio. Hai uno strano modo di poggiare la mano sotto il viso, siamo al sesto giro ed io comincio a trovarti interessante. Non è mai stata una questione di impatto, quando l’amore brucia l’anima non è una cosa che succede all’improvviso, forse nei film. Hai un sorriso che sembra disegnato da Matisse, sai chi è Matisse, si, mi prenderesti del ghiaccio? C’è una scia di polvere rossa che si alza ogni volta che lo zoccolo del cavallo lascia veloce il suo pugno di terra bollente, e ci sono sei uomini che inseguono quella scia come se fosse lo scopo di una vita. Quando scappi dal passato, prima o poi vieni raggiunto. Siamo nel bel mezzo del deserto e non c’è vento. Dio santo, certi giorni il destino sceglie un giorno in cui rincarare la dose e tutto è relativo alle dosi di coraggio e follia che ti sono rimaste e che si stanno sciogliendo come il ghiaccio che contempli nel bicchiere. Siamo alla resa dei conti. C’è un uomo con un revolver e sei colpi da una parte, e sei uomini con altrettante pistole di fronte a lui, sopra di loro un sole che brucia la pelle e sotto di loro una terra rossa incandescente che fra poco mischierà il suo colore col sangue. L’uomo col revolver è il più grande pistolero che il west abbia mai raccontato: potrebbe estrarre la pistola e spararti mentre il battito delle tua ciglia fa riposare per un istante gli occhi; occhi che riapriresti giusto in tempo per vedere una pallottola che ti prende nel bel mezzo della fronte. Siamo alla resa dei conti, e non c’è vento. Ed il finale è una cosa del tutto soggettiva, ma tu comunque… tu chiedimi di restare. 2x10
Cara K., se stai leggendo questa lettera, vuol dire che ho trovato il coraggio di spedirtela. Quindi buon per me. Non mi conosci molto bene, ma se me ne dessi l’occasione inizierei a parlare per ore e ore di quanto sia difficile per me scrivere. E questa… questa è la cosa più difficile che abbia mai dovuto scrivere. Non c’è un modo facile per dirlo, quindi lo dirò e basta. Ho incontrato una persona. È stato un caso, non la stavo cercando, non ero in vena di advances; è stata la tempesta perfetta. Lei ha detto una cosa, io ne ho detta un'altra, e all’improvviso volevo passare il resto della mia vita facendo quella conversazione. Ora ho questa sensazione allo stomaco. Potrebbe essere lei quella giusta; è completamente pazza, in un modo che mi fa sorridere, è altamente nevrotica, e c’è molto da sopportare. Quella persona sei tu, K.. Questa è la buona notizia. Quella cattiva è che al momento non so come stare con te. E questo mi spaventa a morte. Perché se in questo momento non sono con te, ho la sensazione che non staremo mai più insieme. Il mondo è enorme, cattivo, pieno di svolte e cambiamenti, e le persone a volte si distraggono e perdono l’attimo. Quell’attimo che avrebbe potuto cambiare tutto. Non so cosa succederà tra di noi, e non so spiegarti perché dovresti sprecare il tuo tempo con uno come me. Ma cazzo, profumi di buono… di casa. E fai dell’ottimo caffè. Quello conterà pur qualcosa, no?
quando il cielo ride #2
Cazzo. Romeo distese le braccia dietro la schiena accompagnando il gesto con il busto e la testa, trovandosi a fissare un non precisato punto buio verso l’alto, la sedia si era inclinata indietro assecondando il movimento; se qualcuno fosse entrato in quel momento e avesse acceso la luce lo avrebbe trovato ad imprecare verso il soffitto bianco. Dio è morto, Marx è morto e hanno appena sparato a Jhon Abruzzi, pensò. Avrebbe voluto che potesse essere diverso. No, non Abruzzi, il resto. Tirò un lungo sospiro e tornò dritto, posando le sguardo su tutte le cose lasciate a metà sulla sua scrivania: un grosso libro dalla copertina viola e il bordo giallo, un film che si era ripromesso di vedere e un godmother senza ghiaccio che ormai non valeva nemmeno più la pena di finire. “dai, scommetto che c’è un trucco, a me puoi dirlo…” disse ridendo. A parte se stesso e Dio aveva ben poca gente con cui potersela prendere, stavolta. Ed entrambi erano individui di cui Romeo non avesse poi grossa stima, e si chiedeva come facessero tante persone a riporre così tanta fiducia in loro. Nonostante tutto, sperava che almeno uno dei due avesse un piano.
quando il cielo ride.
“I dadi erano truccati sin dall’inizio” bisbigliò Romeo, versandosi un altro drink. Lo disse con l’aria di chi sapeva già tutto, con quel tono che ricordava l’attore di “sesso bugie e videotape”. Così dicono; che poi... poi se ne dicono di cose su Romeo; dicono ad esempio che lui non sia in grado di cambiare, di tenersi stretto le cose importanti, dicono che non abbia voluto esporsi quella volta, dicono che a lui non importi mai di niente, e di nessuno. Si dice, hanno detto, se ne dicono: Romeo non disse mai niente. “… ma io non ti lascio perdere...” Ripeté a se stesso, più che altro chiedendoselo, battendo con un colpo secco il bicchiere sul tavolo. Una mano leggera gli carezzò il viso, poi sentì un bacio sul collo e tese la testa un po’ indietro. Il volto gli strappò un sorriso beffardo. Era sempre un altro volto. Però se lo ricordava il momento di quella frase, quello che ora si chiedeva, e pensava, era se davvero ne valesse la pena, di quella romantica ostinazione. Era poi romantica? Romeo però era ostinato, o forse non aveva niente da perdere. A volte, poi, le cose coincidono. Così, gli tornò in mente quella frase. Aveva un’ottima memoria, Romeo. Solo che certe volte volerlo non serve a niente, non volere lasciar perdere e fare ancora un altro passo. Quando i dadi sono truccati sin dall’inizio, non bisogna giocare. L’inizio, fa parte dell’inganno, ma forse lo sai sempre quando è tardi. Ma poi, saperlo, davvero serve a qualcosa?
Romeo fece un ultimo sorso dal bicchiere e mando giù direttamente, l’alcol e il resto. Poi fece ancora un altro passo, abbozzando un sorriso. Saperlo non serve a niente. Lui lo sapeva. Per quelli come lui, non conta.
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