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Voci dal sottoscala

da Frank Merlo

Michele Mangini

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qualcuno mi odia.


2006: chiusa piazza santa maria degli angeli.
2007: continuano i lavori a piazza santa maria degli angeli.
2008: interminabili lavori a piazza cariati.
2008: continuano i lavori a piazza santa maria degli angeli, raggiunto il centro della terra.
2009: clamoroso ritorno all'agibilità di piazzetta cariati.
2009: giubilo.
2009: chiuso vico mondragone.
2009: lutto.
2009: chiusa la deviazione che passava per s.anna di palazzo.
2009: la snai mette fuori quota la riapertura di piazza santa maria degli angeli, si pensa che riaprirà più o meno mai.
2010: il mio pianerottolo???

and i'm haunted by yet another road not taken.


Its my purgatory, really, dinner drinks watever, never really that interested but i find myself telling her how beautiful she is anyway, 'couse it's true: all woman are, in one way or the other; there's always somethin' about every damn one of u, there's a smile, a curve, a secret; you ladies are really the most amazing creature, my lifes work. But then there's the morning after, the hangover, and the realization that i'm not that available as i thought i was the night before.
than she's gone.
and i'm haunted by yet another road not taken...

condivido tutto.

http://chinaski77.splinder.com/post/21447415 

Undici cose che mi vengono molto bene

***  scrive: numero 12: aprire una discussione sul nulla
michele scrive: numero 11?
*** scrive: non ho il quaderno davanti
michele scrive: il quaderno degli elenchi senza senso?
*** scrive: si proprio quello
michele scrive: qst numero 12 di che elenco fa parte?
*** scrive: delle cose che ti riescono bene

così ecco qui di seguito l'elenco:

1. far credere agli altri di avere ragione anche quando hai completamente torto (il che è ben diverso dall'avere ragione);
2. renderti odioso nel giro di 5 minuti, e anche insopportabile;
3. rendere tutto piu semplice, a volte, e tutto complicatissimo altre (di solito rendi complicate solo le cose semplici);
4. parlare in modo schietto, sia che si tratti di cose belle che di cose brutte;
5. vendicarti. (o almeno ti vengono in mente molte idee di vendetta, che poi a volte nn metti in pratica);
6. scherzare sulle cose serie, e prendere sul serio le cose stupide;
7. mettermi a mio agio, sempre, anche quando sei odioso;
7bis. (e anche essere in grado di mettere le persone in imbarazzo. sei un maestro in questo)
8. essere infinitamente pigro;
9. riesci in modo molto facile ad essere arrogante e impertinente;
10. essere dolce;
11. dire cose stupide e far ridere (e irritare, a volte)

ask me to stay

 

Dio santo, certe volte mi meraviglio di me stesso. Da quand’è che ho iniziato? Oppure che ho smesso, cambia solo la domanda. Quando?

C’è una pistola. Un revolver, per essere precisi. Un revolver è una delle pistole più semplici che esista e una delle sue caratteristiche principali è che ha un tamburo di sei colpi. A volte cinque, a volte sette o otto. La nostra è a sei colpi. Una single action army. Una single action army perché era una delle pistole più diffuse, perché siamo nel 1873, in un punto non precisato del mondo ancora deserto, e c’è un uomo che scappa.

Dio santo. Sono passati soltanto cinque giorni ed è come se non ricordassi neanche l’inizio e non ha senso chiedermi quanti anni ho dopo che sono al quinto giro, te ne rendi conto? Ehi, vieni un po’ qui, ho una storia da raccontarti, e tu hai degli occhi così intensi che mi sembra di annegare, si, però porta quel bicchiere. Ti piace il west?

C’è un sole che brucia la pelle ed una terra rossa incandescente; e c’è un uomo a cavallo che scappa, lì da qualche parte; potrebbe scappare da qualsiasi cosa, non è questo l’importante. Quando certi uomini scappano, scappano sempre da se stessi, e quando scappi così c’è sempre qualcosa che ti insegue.

Wild Thing - You make my heart sing - You make everything groovy - Wild Thing.

Dio santo, ci vorrebbe del ghiaccio. Hai uno strano modo di poggiare la mano sotto il viso, siamo al sesto giro ed io comincio a trovarti interessante. Non è mai stata una questione di impatto, quando l’amore brucia l’anima non è una cosa che succede all’improvviso, forse nei film. Hai un sorriso che sembra disegnato da Matisse, sai chi è Matisse, si, mi prenderesti del ghiaccio?

C’è una scia di polvere rossa che si alza ogni volta che lo zoccolo del cavallo lascia veloce il suo pugno di terra bollente, e ci sono sei uomini che inseguono quella scia come se fosse lo scopo di una vita. Quando scappi dal passato, prima o poi vieni raggiunto. Siamo nel bel mezzo del deserto e non c’è vento.

Dio santo, certi giorni il destino sceglie un giorno in cui rincarare la dose e tutto è relativo alle dosi di coraggio e follia che ti sono rimaste e che si stanno sciogliendo come il ghiaccio che contempli nel bicchiere. Siamo alla resa dei conti.

C’è un uomo con un revolver e sei colpi da una parte, e sei uomini con altrettante pistole di fronte a lui, sopra di loro un sole che brucia la pelle e sotto di loro una terra rossa incandescente che fra poco mischierà il suo colore col sangue. L’uomo col revolver è il più grande pistolero che il west abbia mai raccontato: potrebbe estrarre la pistola e spararti mentre il battito delle tua ciglia fa riposare per un istante gli occhi; occhi che riapriresti giusto in tempo per vedere una pallottola che ti prende nel bel mezzo della fronte. Siamo alla resa dei conti, e non c’è vento.

Ed il finale è una cosa del tutto soggettiva, ma tu comunque… tu chiedimi di restare.

2x10

 

Cara K.,

se stai leggendo questa lettera, vuol dire che ho trovato il coraggio di spedirtela. Quindi buon per me. Non mi conosci molto bene, ma se me ne dessi l’occasione inizierei a parlare per ore e ore di quanto sia difficile per me scrivere. E questa… questa è la cosa più difficile che abbia mai dovuto scrivere. Non c’è un modo facile per dirlo, quindi lo dirò e basta. Ho incontrato una persona. È stato un caso, non la stavo cercando, non ero in vena di advances; è stata la tempesta perfetta. Lei ha detto una cosa, io ne ho detta un'altra, e all’improvviso volevo passare il resto della mia vita facendo quella conversazione. Ora ho questa sensazione allo stomaco. Potrebbe essere lei quella giusta; è completamente pazza, in un modo che mi fa sorridere, è altamente nevrotica, e c’è molto da sopportare. Quella persona sei tu, K.. Questa è la buona notizia. Quella cattiva è che al momento non so come stare con te.  E questo mi spaventa a morte. Perché se in questo momento non sono con te, ho la sensazione che non staremo mai più insieme. Il mondo è enorme, cattivo, pieno di svolte e cambiamenti, e le persone a volte si distraggono e perdono l’attimo. Quell’attimo che avrebbe potuto cambiare tutto. Non so cosa succederà tra di noi, e non so spiegarti perché dovresti sprecare il tuo tempo con uno come me. Ma cazzo, profumi di buono… di casa. E fai dell’ottimo caffè. Quello conterà pur qualcosa, no?
Chiamami. Infedelmente tuo, H.M..

 

quando il cielo ride #2

 

Cazzo.

Romeo distese le braccia dietro la schiena accompagnando il gesto con il busto e la testa, trovandosi a fissare un non precisato punto buio verso l’alto, la sedia si era inclinata  indietro assecondando il movimento; se qualcuno fosse entrato in quel momento e avesse acceso la luce lo avrebbe trovato ad imprecare verso il soffitto bianco.

Dio è morto, Marx è morto e hanno appena sparato a Jhon Abruzzi, pensò. Avrebbe voluto che potesse essere diverso. No, non Abruzzi, il resto.

Tirò un lungo sospiro e tornò dritto, posando le sguardo su tutte le cose lasciate a metà sulla sua scrivania: un grosso libro dalla copertina viola e il bordo giallo, un film che si era ripromesso di vedere e un godmother senza ghiaccio che ormai non valeva nemmeno più la pena di finire.

 “dai, scommetto che c’è un trucco, a me puoi dirlo…” disse ridendo. A parte se stesso e Dio aveva ben poca gente con cui potersela prendere, stavolta. Ed entrambi erano individui di cui Romeo non avesse poi grossa stima, e si chiedeva come facessero tante persone a riporre così tanta fiducia in loro.

Nonostante tutto, sperava che almeno uno dei due avesse un piano.

 

quando il cielo ride.

 

“I dadi erano truccati sin dall’inizio” bisbigliò Romeo, versandosi un altro drink.

Lo disse con l’aria di chi sapeva già tutto, con quel tono che ricordava l’attore di “sesso bugie e videotape”. Così dicono; che poi... poi se ne dicono di cose su Romeo; dicono ad esempio che lui non sia in grado di cambiare, di tenersi stretto le cose importanti, dicono che non abbia voluto esporsi quella volta, dicono che a lui non importi mai di niente, e di nessuno. Si dice, hanno detto, se ne dicono: Romeo non disse mai niente.

“… ma io non ti lascio perdere...” Ripeté a se stesso, più che altro chiedendoselo, battendo con un colpo secco il bicchiere sul tavolo. Una mano leggera gli carezzò il viso, poi sentì un bacio sul collo e tese la testa un po’ indietro. Il volto gli strappò un sorriso beffardo. Era sempre un altro volto.

Però se lo ricordava il momento di quella frase, quello che ora si chiedeva, e pensava, era se davvero ne valesse la pena, di quella romantica ostinazione. Era poi romantica? Romeo però era ostinato, o forse non aveva niente da perdere. A volte, poi, le cose coincidono. Così, gli tornò in mente quella frase. Aveva un’ottima memoria, Romeo.

Solo che certe volte volerlo non serve a niente, non volere lasciar perdere e fare ancora un altro passo. Quando i dadi sono truccati sin dall’inizio, non bisogna giocare. L’inizio, fa parte dell’inganno, ma forse lo sai sempre quando è tardi.

Ma poi, saperlo, davvero serve a qualcosa?

 

Romeo fece un ultimo sorso dal bicchiere e mando giù direttamente, l’alcol e il resto.

Poi fece ancora un altro passo, abbozzando un sorriso. Saperlo non serve a niente.

Lui lo sapeva. Per quelli come lui, non conta.

 

romeo

ma il cielo è sempre più blu.

 
Chi vive in baracca, chi suda il salario
chi ama l'amore e i sogni di gloria
chi ruba pensioni, chi ha scarsa memoria
chi sogna i milioni, chi gioca d'azzardo
chi gioca coi fili, chi ha fatto l'indiano
chi fa il contadino, chi spazza i cortili
chi ruba, chi lotta, chi ha fatto la spia
chi è assunto alla Zecca, chi ha fatto cilecca
chi ha crisi interiori, chi scava nei cuori
chi legge la mano, chi regna sovrano
chi suda, chi lotta, chi mangia una volta
chi gli manca la casa, chi vive da solo
chi prende assai poco, chi gioca col fuoco
chi vive in Calabria, chi vive d'amore
chi ha fatto la guerra, chi prende i sessanta
chi arriva agli ottanta, chi muore al lavoro
chi possiede ed è avuto, chi va in farmacia
chi è morto di invidia o di gelosia
chi ha torto o ragione, chi è Napoleone
chi grida "al ladro!", chi ha l'antifurto
chi ha fatto un bel quadro, chi scrive sui muri
chi reagisce d'istinto, chi ha perso, chi ha vinto

chi sogna i milioni, chi gioca d'azzardo
chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo
chi è stato multato, chi odia i terroni
chi ha seguito una strada, chi ha fatto carriera
chi perde la calma, chi non sembra più lui
chi mangia patate, chi beve un bicchiere
chi solo ogni tanto, chi tutte le sere
 
ma il cielo è sempre più blu.
 
rino gaetano

esami e verosimiglianze.

 

Giorno d’esame. Progetti:

Ore 7 sveglia.

Ore 8 di nuovo sveglia, perché probabilmente mi sono riaddormentato.

Ore 8 e 15, terza sveglia, che non si sa mai.

Ore 8 e 20, varie telefonate-sveglia di amici vispissimi e ansiosi di vedere il mio esame, ormai diventato evento.

Ore 8 e 25, spengo il cellulare, inizia ad entrare la famiglia, ansiosa e visibilmente preoccupata, fingo di avere tutto sotto controllo con un certo savoir-faire, accompagnato da una certa non-chalance usando termini très chic. Domani mi informo se c’è un esame di francese.

Ore 9 – 9 e 30 arrivo all’università alla ricerca di mollichine di pane che possano indicarmi la strada giusta per l’aula. Pensavo ce ne fosse una, voglio dire: L’ aula.

Ore 9 e 35 circa inseguo e scaccio i piccioni in giro per il cortile dell’università. Non ho trovato mollichine.

Ore 9 e 40 il custode mi insegue e mi scaccia in giro per il cortile dell’università. Ah, la vita: una ruota che gira.

Ore 9 e 45 indosso dei baffi finti, una parrucca e un cappello da safari (si, li porto sempre con me), eludo la sorveglianza del custode e mi infilo in aula.

Ore 9 e 46 – ora X cerco di recuperare un po’ di tempo perso, non si sa mai. (ho preparato l’esame in 2 giorni… sul serio.)

Ora X, tocca a me.

 

Esame:

 

Professoressa: “Mangini, Mangini Michele!”

Michele indossa baffi finti, parrucca e cappello da safari cercando di eludere gli amici e andarsene. Non ci riesce.

Professoressa: “Mangini non c’è?”

Amico (o così detto): “Eccolo è qui.”

Michele viene spinto di fronte alla cattedra in evidente imbarazzo.

Prof: “Allora sig. Mangini, da cosa vorrebbe incominciare?”

M: “Beh… ecco… veramente…”

Prof: “Vedo che è il tuo primo esame, come mai?”

M: “No, è che ho cambiato da poco facoltà, e quindi non ho potuto partecipare agli appelli precedenti.”
Prof: “capisco, capisco... e dimmi, che liceo hai frequentato?”

M: “Beh… ecco… veramente…”

Prof: “Beh, almeno questo!”

M: “No è che quando so bene una risposta tentenno sempre un po’ prima…”
La professoressa pare un po’ perplessa.

Prof: “Vabbè lasciamo perdere iniziamo col classico, che dici?”

M: “Ecco, può ripetere?”

Prof: “Cosa, il classico?”

M: “Esatto, ho fatto il classico. Intendeva quello vero?”
Prof: “Veramente volevo sentire un po’ di classico, i testi in latino.”

La professoressa inizia a sembrare confusa.

M: “ah…” Michele prende tempo. “come no, il classico, certo, ne parlavo giusto prima, in latino...” (non sapendo bene cosa dire)

Prof (perplessa): “Con chi ne parlava, scusi?”

M: “Prima dell’esame, con i miei amici.”

Prof (irritata): “Lei parla in latino con i suoi amici??”

M: “eh si…” Michele si gira in cerca di suggerimenti “… è che in estate conoscemmo un ragazzo di Latina, sa com’è, ci affezionammo, e per fare amicizia imparammo il latino. Sa com’è in certi casi, bambini latini, sordo-muti, gli si va incontro…”

Michele cerca sguardi di consenso nella professoressa.

Prof: (visibilmente irritata) “Guardi che a latina non si parla affatto latino, mi ha preso per stupida?”

M: (cercando di sembrare ragionevole) “senta, io non piaccio a lei, lei non piace a me…

Prof: “...”

M: “…”

Prof: “…”

M: (cercando di impietosire la professoressa) “non è che possiamo accelerare un po’ i tempi, ho una famiglia da mantenere…”

Michele estrae una foto dal portafoglio e la mostra fiero alla professoressa

M: “ah, il piccolo timmy!”

Prof: “senta, ma lei sta scherzando?”

M: “ho l’aria di uno che scherza?”

L’inserviente di prima entra in aula, Michele indossa baffi, parrucca e cappello da safari.

M: “so che tutto questo le sembrerà assurdo, ma le spiego tutto dopo”

 

Michele si allontana…

 

Ps: parlando seriamente, ho un piano...

 

Batman_Comic_Logo_L

 

speriamo che batman si ricordi del segnale...

 
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